Il romanzo di Fruttero e Lucentini “A che punto è la notte” è un capolavoro del genere giallo che narra le vicende di un patto criminale in cui sono coinvolti un prete e alcuni alti funzionari di una grande azienda.

Mi sembra un classico esempio delle commedie che si rappresentano quotidianamente in Italia nel campo della lotta al crimine. Quando non si è in grado o non si può cercare la verità, senza perdere il proprio posto di lavoro, niente di meglio che trovare un capro espiatorio e subito dopo, possibilmente un complotto misterioso che non porta a nulla. Nella serie televisiva ispirata al romanzo, la questione viene felicemente rappresentata dal dialogo fra due poliziotti: “È “un attentato a occhio e croce, di destra”.

Un attentato di destra camuffato da sinistra. Oppure di sinistra camuffato di destra. E se fosse un attentato di centro?”. Se non c’è un “antagonista” o un “anarchico” a portata di mano da mettere in carcere, si opta per l’invisibile, una nuova categoria recentemente elaborata per “dire e non dire”, per aprire uno scenario oscuro e minaccioso in cui ognuno ci può mettere quello che vuole: il comunista ci metterà il complotto masso-fascista, il fascista dirà che si tratta di anarco-insurrezionalisti; la gente comune, dirà che sono i politici ricchi; e tutti gli altri che ci sono i servizi segreti “deviati”. La verità è l’ultima cosa che conta.

Il punto è soddisfare lo sfogo di rabbia di ognuno creando un bel fantasmino. In medicina questo principio sarebbe inimmaginabile. Pensate a un chirurgo che dica: “C’è un cancro invisibile!”.

Nella peggiore delle ipotesi, quella della morte del paziente, ci sarebbe una specie di certificazione di autoassoluzione. Nella migliore delle ipotesi che il cancro, quasi a contraddire il medico, fosse invece visibile, qualcuno chiederebbe il conto al povero chirurgo ipotizzando per lui di appartenere alla vastissima categoria dei mitomani, oltre che cieco. Qual è la verità? Se c’è il cancro il chirurgo opera.

Altrimenti dovrebbe stare zitto, invece che generare stereotipi che in altri tempi hanno creato untori e streghe. Se si conoscono i colpevoli bisognerebbe arrestarli o assumersi la responsabilità di indicarli con nome e cognome. Altrimenti meglio stare zitti invece che disinformare, dividere e illudere la gente. Chi parla a metà, spesso è complice del nemico che vuole combattere.