La gran parte degli imbecilli che citano Leonardo Sciascia non hanno mai letto nulla del grande scrittore siciliano.

Sicuramente non si saranno neanche presi cura di approfondire la storia di quel famoso articolo che citano spesso come una litania: “I professionisti dell’antimafia”. Probabilmente sono tutti in buona fede, quindi sono veramente imbecilli. Non voglio pensare che sono veramente mafiosi, ‘ndranghetisti, camorristi al servizio di politici, imprenditori o uomini delle istituzioni corrotti. Non posso rassegnarmi all’idea che possa essere stata oscurata l’immagine di una persona straordinaria come Sciascia.

Eppure fa un certo effetto leggere la motivazione con la quale il Magnifico Rettore dell’Università di Messina, Gaetano Livrea, gli negava la concessione della laurea Honoris Causa: “…a mio modesto avviso il grado di elevatezza intellettuale, morale e artistico-letteraria di Sciascia, è tale che da un simile riconoscimento nessuna convenienza o beneficio, nell’ambito spirituale, potrà ricavarne la di Lui superiore personalità”.

Un capolavoro! Quasi quasi ci convinciamo anche noi che invece sappiamo bene quanto fosse scomoda la sua “Superiore personalità”. Ce lo conferma la dichiarazione di un politico, direi in questo caso “insospettabile”, come Giulio Andreotti: “Sciascia è stato uno degli uomini più liberi che abbia mai conosciuto e, come tale, scomodo per gli amici e temuto da quanti amano solo accomodamenti”.

Fermo restando che quell’articolo resta un clamoroso autogol, ammesso anche se parzialmente dallo stesso autore, purtroppo circola maggiormente il suo messaggio perverso. Perché nessuno ricorda la confessione che fece Paolo Borsellino a un noto giornalista dopo l’omicidio di Giovanni Falcone? “Tutto iniziò con quell’articolo”. Sarà che gli italiani si sono abituati al cosiddetto “accomodamento” citato da Andreotti? Se non fosse così allora sorge il dubbio che gli imbecilli abbiano subito nel tempo una mutazione antropologica. Sono i nuovi mostri. E sono riusciti a oscurare anche la memoria di Nanà, l’amico degli oppressi.