Dopo quello che succede in Siria c’è da chiedersi se il movimento contro la guerra sia rimasto solo una colonna sonora, una finestra aperta nella nostra coscienza per avere (ogni tanto) un pò di luce.

Dopo quello che è successo in Turchia, in Egitto e in Ucraina c’è da chiedersi perché la luce intermittente che entra da questa finestra sul mondo sia improvvisamente diventata qualcosa che ci rasserena, ci rassicura, qualcosa sufficiente a garantire il nostro immobilismo. Nell’epoca delle finte democrazie anche i “senza potere” hanno perso il loro potere vero, quello della sensibilità e della rabbia. La colonna sonora dei Popol Vuh, “Aguirre, der Zorn Gottes (Lacrime Di Re)” per il film che racconta la storia del conquistador Aguirre (Klaus Kinski), a caccia di fama e di oro che trascina alla rovina il suo esercito e porta rovine e morti nella foresta amazzonica. Un film che il regista Werner Herzog dedica “al mendicante, al povero che interpreta il ruolo del suonatore di flauto”.

Oggi questi mendicanti sono gli indios vittime della follia delle guerre coloniali, vittime dell’azione predatoria dei signori della soia, della palma da olio, delle multinazionali minerarie e di altri disperati in cerca di terra. Il delirio è simile a quello della “guerra contro l’impero male” tanto propagandata dagli Stati Uniti nel Vietnam. Un inno hippy di straordinaria attualità celebrato nelle canzoni “Aquarius” e “Let the Sunshine In”, interpretate nel musical “Hair” (1969) dai 5th Dimension. L’elenco delle canzoni contro la guerra è molto lungo purtroppo. Non si capisce se esiste ancora un pubblico per queste canzoni, un pubblico partecipante e non soltanto una massa informe di recettori di suono.

Sorge il dubbio che i nuovi mendicanti, le nuove vittime abbiamo iniziato il loro funerale rituale verso una società in pieno declino.