Lo scenario istituzionale italiano somiglia sempre di più allo squallore di un paesaggio dopo una feroce battaglia. Sul campo ci sono solo morti senza bandiera, morti che non fanno paura perché sono ormai senza nemico, privi dei colori della guerra..

Miseramente umani. A guardare la scena s’insinua il paradosso che anche la guerra sia stata in qualche modo una finzione; un semplice gioco di fuoco amico. Se ancora in gran parte del pianeta questo spettacolo si svolge con le armi vere, nel cosiddetto mondo occidentale civilizzato e industriale il conflitto avviene nelle sfere del potere attraverso un perverso meccanismo di contaminazione dello stato di diritto.

Non c’è autorità istituzionale (dalla Francia all’Italia, agli Stati Uniti) che non sia stata infettata da una crisi di legittimità e di credibilità. Che non sia infangata dal dubbio della corruzione o del tradimento. L’infezione che uccide, il virus lanciato da hacker pagati dai signori della guerra, dalle multinazionali del terrore, dai nuovi imprenditori del crimine.

E mentre si affievolisce la credibilità degli stati nazionali si riduce, in maniera apparentemente asintomatica, la sfera delle libertà individuali. Il nuovo potere è riuscito a entrare nella sfera del pluralismo come un vaccino entra nel corpo sano. E piano piano ne ha eroso i contenuti trasformando la libertà individuale in un’azione vuota. Sono ancora liberi i cittadini di scegliere i rappresentanti delle organizzazioni politiche?

Sono liberi gli organi di informazione di scegliere le notizie da far passare senza alcun tipo di condizionamento? Siamo liberi di comprendere, percepire, tematizzare le nostre libertà? Non c’è dubbio che i regimi totalitari almeno su questo sono sempre stati chiari.

Così finisce il mito di quel pluralismo che Montesquieu definiva moderazione e che si traduceva in una sana separazione dei poteri (esecutivo, legislativo e giudiziario) che nello stato moderno avrebbe assicurato il controllo del diritto sul potere. Oggi di questo regime politico garante dell’autonomia individuale, non se ne vede traccia.

E così succede che la sinistra al potere in Italia produce un decreto sicurezza che fa del decoro urbano il criterio di valutazione per buttare nella spazzatura gli ultimi, i senza voce e senza nome che in strada hanno il loro giaciglio. Restiamo attoniti di fronte a questo paesaggio dell’assurdo in cui le istituzioni pubbliche sono divenute la palestra del nuovo potere repressivo.