La bastardaggine rende lucidi e la lucidità rende bastardi, perché mette la coscienza in un rapporto falso rispetto all’azione. (J.P. Sartre)

Marx sosteneva che in una società sempre più popolata di cose utili l’uomo rischia di divenire inutile. Nella desolazione culturale nella quale viviamo siamo divenuti cani bastardi.

Il nostro lavoro è seriamente inutile, obbedisce inconsapevolmente alle gerarchie, alle funzioni, ai sistemi di potere, alle logiche del mercato, alle etichettature e alle falsificazioni. Inoltre disobbedisce a noi stessi: ai nostri sogni e alle nostre aspirazioni. Siamo divenuti cani bastardi. Nell’orgia causata dal vuoto assoluto di obiettivi da raggiungere, le azioni quotidiane rispondono alle logiche perverse del caos. Si inizia un percorso perché si deve cambiare, si tracciano sentieri per distruggerli dietro di sé. La consapevolezza che l’obiettivo si allontana mentre cerchiamo di avvicinarci, ci conduce alla costruzione di una mistica del cammino come i pellegrini ermetici di Santiago de Compostela. Ma alla fine di ogni giornata non ci aspettano i saperi occulti bensì un mondo sempre più minaccioso.

In questo mondo per fortuna non sono da solo; ci sono compagni di viaggio con cui ho condiviso progetti lavorativi e di vita. Ci sono Walter Orioli e Roberto Motta, instancabili animatori della più vivace ricerca sulla teatro terapia. Con loro ho costruito occasioni di incontro e di studio come pratica di libertà. C’è Luca Ruzza, storico scenografo dell’Odin Teatret di Eugenio Barba, che con il Centro Teatro Ateneo ha costruito un pezzo importante della storia del teatro italiano. Luca ha il sorriso di un bambino, la capacità di stupirsi sempre delle cose semplici, la curiosità per il cambiamento quando questo porta una forte carica di umanità. Ci sono Francesco Forgione e Enzo Ciconte con cui ho condiviso riflessioni su tutto ciò che non si può più raccontare senza suscitare scandalo; i misteri e gli intrecci della criminalità organizzata e delle mafie; la linea del crimine che taglia trasversalmente tutti i settori della società. Ci sono studiosi visionari come Ferdinando Taviani e Maria Ficara, ci sono magistrati e investigatori.

Pochi, una minoranza, ma sufficienti per rimanere ancora vivi in questo spazio vuoto e limpido. Dice il maestro Zen Nansen “Se hai raggiunto la via a cui non si può mirare, è come lo spazio: un vuoto assolutamente limpido”. Immagino di vivere proprio quest’esperienza perché già da qualche anno ho scoperto che l’orizzonte non è un punto preciso ma solo una linea evanescente.