L’arte mendicante nasce sulle rovine della cultura dell’indifferenza. In un mondo governato della legge della sopraffazione, si diventa spesso “costruttori di nemici”.

Viviamo in una società in cui si è perfettamente realizzata la sconsolata sentenza biblica “Maledictus homo qui confidit in homine” (Geremia cap. XVII, v.5). E chi è l’altro uomo da cui diffidare? Contro cui lanciare le accuse di tutti i nostri mali?

Ce lo dice di volta in volta la società del mercato e l’informazione corrotta. La fiducia, si sa, è il motore centrale dell’economia e i potenti sistemi finanziari fanno di tutto per costruirci una narrazione della vita che stiamo vivendo.

Noi crediamo in questa narrazione e ciecamente compriamo, costruiamo bisogni inesistenti, odiamo, facciamo la guerra. Si salvano alcuni anonimi artisti e liberi pensatori che si sono riuniti sotto la definizione di arte mendicante.

L’artista mendicante vive una strada di confine: è straniero ovunque vada; è il debole che distrugge le opere dei forti; il povero che bandisce l’etica e la legge della sopraffazione; l’attore del dramma del cambiamento, della tragedia della coscienza, della farsa della morale. Gli artisti mendicanti sono randagi, viandanti, poeti di un teatro essenziale, amorale, scandaloso; sono forti perché senza potere.

Si rappresentano nella ricchezza della corporeità, nel patrimonio dell’emozioni, nell’ascolto dell’io e dell’altro. Non condividono visioni estetiche o ideologiche; non condividono bisogni materiali. Costruiscono spazi di visione e di sogno in cui si ripresenta il gioco assurdo della vita, la realtà sottratta al quotidiano.

L’arte mendicante è invertebrata: rifiuta funzioni sociali e programmi pedagogici. È parassitaria: si infiltra dove esistono fatti umani sfruttando il privilegio di essere sempre in bilico tra più realtà.

È astorica per vocazione: smonta il passato tramandato dal potere e dalle ingiustizie, sottrae all’uomo qualunque influenza sulla realtà e sul presente, gli assegna una maschera inquietante per parlare del futuro.

È la dimostrazione che “Tre songo ‘e putiente: o’ papa o’ rre e chi nun tène niente”.

L’arte mendicante sposta le pietre di confine.